izmir mi confonde, con le sue viuzze labirintiche e le sue interminabili scalinate costeggiate da palazzi stile periferia napoletana...parlare e sentire parlare mi riesce ancora incomprensibile, e ancora piu' incomprensibile e' l'interazione con la famiglia che mi ospita.
insomma, tutto capita un mattino alla fermata di un autobus, chiedo un'informazione ad un passante e finisco per essere ospitata da sua sorella che vive sola per il momento in una grande casa, dato che i suoi figli e la vecchia madre con cui vive stanno in vacanza al mare (quello vero, dove si fa il bagno, non quest'acqua puzzolente e marroncina che pare ribollire su queste sponde).
questi possiedono una piccola azienda a conduzione familiare che importa integratori alimentari dalla cina e li rivende tramite piccoli negozi sparsi in citta' (sempre gestiti da parenti).
essere ospite in una famiglia dove lo status e' piuttosto alto e' alquanto imbarazzante: vuol dire accettare inviti a mangiare in ristoranti di lusso, andare in piscine in ville private con musica che non ti piace, sorseggiare cocktail in locali all'ultima moda ascoltando cantanti gay che improvvisano gag a sfondo sessuale che naturalmente non capisco...e per finire, essere scarrozzata per la citta' su un calesse. tutto cio' rende immensamente felice questa brava gente e per ora mi sono limitata solo un paio di volte a declinare alcuni inviti troppo impegnativi, tipo quello di passare una settimana a marmaris, luogo di villeggiatura nel sud della turchia...
mi imbarazza soprattutto sapere che qui e'consuetudine pagare il conto alla fine del mese. immagino che quando vedranno il conto di questo mese cominceranno ad amarmi un po' di meno di quanto hanno fatto finora...
per il resto, amo perdermi per i vicoli di kemeraltı quanto il calore non mi squaglia come un dondurma, gelato denso simile alla gomma da masticare che qui producono artigianalmente e che ti servono con salsa di cioccolato e topping di mandorle e cocco, e godermi concerti improvvisati di musicanti turchi.
ah! li turchi! amo quel bagliore solare nei loro occhi, quel loro essere galantuomini all'antica e quell'attenzione ai particolari che li rende tanto sensibili. oggi ero sull'autobus (tra l'altro, premetto che gli autobus sono quanto di piu' disordinato ci sia in questa citta', senza orari, senza tragitti, ma inflessibili nel pagamento del biglietto..) dicevo oggi sull'autobus cercavo quel maledetto bottoncino per prenotare la fermata che in ogni autobus qualcuno si e' divertito a nascondere in luoghi sempre piu' fantasiosi, e nella sonnolenza generale e' stato comico vedere una circonferenza di indici diretti al cantuccio dove stava il maledetto aggeggio.. poi c'e' sempre qualche anziano signore che ti cede il posto e, cosa ancora piu' imbarazzante, mi e' capitato che mi cedessero un aggancio alla barra verticale per non essere costretta ad alzare l'ascella scoperta...vabbe'.se solo penso che ho visto piu' di una donna coprire i suoi lunghi abiti con una specie di impermeabile di cotone capisco la pudica reazione alla mia ascella scoperta...
qui il caldo e' caldo sıcat e nemli che vuol dire umido e l'insegnante di turco insegna anche cinese e mi ha presa subito in simpatia. guarda caso ho dimenticato gli occhiali in qualche angolo d'europa, cosi sono costretta a seguire le lezioni stando appiccicata alla lavagna stando cosi continuamente sotto i suoi occhi impietosi ad ogni mio errore di scrittura.
l'invadenza dei turchi e' piena di calore umano piena di ironia e partecipazione a dolori e gioie delle vite altrui...la mia classe e' composta da alunni che vanno dai sette ai settantanni e gia' dopo quasi due settimane di lezione sappiamo quasi tutti i particolari delle vite reciproche...durante la pausa (di dieci minuti ogni ora e una di venti) ce ne andiamo al bar di sotto a berci un çai kuçuk, te' nero servito in un piccolo bicchiere di vetro. il the della conversazione, dato che lo servono bollente e ci vogliono tre minuti circa prima di prenderne il primo sorso..
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mamma li turchi!
@ 2007-07-12 – 21:13:15
