la via per izmir e' calura e la calura produce sudore.
seduta vicino ad una donna grassa e supercoperta dalla testa ai piedi mi sento fortunata.
izmir e' un agglomerato urbano ipertrofizzato, con un mare agitato e schiumoso.
la calura qui non ha pieta' per nessuno:33 gradi all'ombra.
la citta' e' un caos indefinibile: molto asia, molto mediterraneo. polvere, catrame e cemento.
odori di fogne e di cucina si mischiano nell'aria ed io fingo di non provenire da nessun luogo.
l'istituto di lingua turca si trova proprio nella via pıu'commerciale della citta' e se si esclude che i prezzi qui sono astronomici per un turco medio, inaccessibili, potrebbe essere anche sembrare un bel quartiere poplare.
i turchi sono belli ed estremamente gentili.
incontrato per caso, un tipo mi ha offerto ospitalita' da sua sorella che vive sola in una grande casa, evitandomi cosi il torrido percorso fino al campo universitario dove mi attenderebbe un dormitorio e docce gelate senza pensare alla mensa impensabile mangiar li se proprio non crepo di fame.
cosi ho cenato con la sorella.
non credevo ma forse va bene non credere poi cosi molto.
ho ancora l'immagine del portogallo se guardo il mare e la stessa salsedine appiccicosa mi si insinua tra i capelli.
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izmir
@ 2007-06-28 – 21:28:40
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fotografia notturna di istanbul
@ 2007-06-24 – 23:44:48
Portukal in turco significa arancia .
i succhi freschi di arance li associo al sapore del mediterraneo, giunzione tra i due opposti estremi in cui mi trovo a viaggiare.l'algarve puo' aspettare.
ho deciso di repente di studiare il turco.
tutto e' cominciato con la pazza idea di iscrivermi ad un concorso per una borsa di studio per il turco, mezzo anno fa.
cosi' ho saputo di averla vinta e cosi' mentre stavo per imboccare la via dell'erranza portoghese, cambia la citta' attorno a me. Portoghese in un paese dove portukal significa arancia...dopo il caldo appiccicoso di milano dove ho fatto le carte necessarie per partire, mi godo la frescura di istanbul di notte sdraiata su di un super cuscino con vista sulla citta'...istanbul e' una citta' geograficamente difficile da descrivere,
geograficamente ed emozionalmente.
a parte lo stretto del bosforo, che non e' l'unıco a dividere la citta' in due sponde principali, vi e' un fiume dı cui ignoro il nome (forse corno d'oro) a dividere ulteriormente l'agglomerato urbano.
cosi' pare di avere lo stretto del bosforo in miniatura, seduta su questo cuscino sulla terrazza di questo ostello.
l' ostello e' fatto di gente come me, che parla un'altra lingua, incomprensibile. ma ci vivo: dormo, mangio, lavoro, parlo con loro.
siamo ancora nella parte europea di istanbul, ma non cosi turistica.
fuori non si sentono grida a parte quella dei gabbiani, sembra che la citta' dorma anche se si sentono le macchine in lontananza.la frescura mi da' sollievo, ma le zanzare non mi danno pace, cosi'
mi lascio andare a pensieri erranti nella notte con l'urlo acido dei gabbiani che volteggiano chiamandosi senza sosta.la citta' inquina anche le loro grida, ma su in cielo la luna e' nitida, quasi ti acceca, e' una lampadina tagliata in due.
le persone respirano e sognano altri mondi, ma vivono in simbiosi con la citta'.non se la possono scegliere, ma possono sognare di scegliersela.
io vivo in simbiosi con l'ostello, fonte di erranza e domesticita' assieme. amo fare piccoli lavori di restauro e di manovalanza.
dipingo, faccio batik e cucio cuscini, pitturo porte, cucino,
sogno con loro, i ragazzi che mandano avanti l'ostello e che sono giovanissimi e supermotivati.
vogliono creare una comune interculturale in turchia, che sia in un posto rurale.
stiamo facendo delle riunioni per scambiarci opinioni ed esperienze, per formarci un'idea di come potrebbe essere questa comune.associo la comune all'idea di barca,e mi viene naturale pensare che ci siano posti dove il vivere giorno per giorno in contatto con le persone focalizzando sulla semplice sussistenza del gruppo sia ancora una scuola dove imparare la socialita' e l'apertura, soprattutto se si e' in un paese straniero.
cosi' da due giorni sto principalmente all'ostello e nei dintorni, riconoscendo angoli di questo microcosmo costituito dal quartiere.
alla prossima
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si parte!
@ 2007-06-12 – 19:09:23
Cosi' comincia la nostra avventura, anzi, per me e' cominciata con la mia breve esperienza sul veliero nel mar baltico...
non posso descrivere quello che ho provato, bisogna sentirlo...il mar baltico, nella parte che si trova tra Wismar e Lubecca e' un mare tranquillo, al riparo dalle correnti dell'oceano atlantico.
E' un mare adatto alle prime manovre di navigazione tradizionale a vela.
Si tratta di un veliero storico costruito nel 1920 e ristrutturato a piu' riprese che viene utilizzato come training per giovani dai 13 ai 18 anni in larga parte provenienti da scuole Waldorf steineriana.
L'equipaggio, composto anche da volontari, si occupa della manutenzione e di insegnare la pratica di conduzione dell'imbarcazione.
E volontariamente ho lavorato, ristrutturando un vecchio gabinetto negletto che nessuno cagava per ridargli luce e brillantezza e ricevendo in cambio nozioni di base sul mare e sui porti, sul clima e sul vento, sui punti cardinali e la navigazione notturna guardando le stelle.
cosi' ho potuto godere di momenti di tranquillita' e di pace pur nel mezzo di trenta persone organizzate in tedesco, senza sentirmi ospite ma facendomi i muscoli col lavoro duro e la pratica fisica (impacchettare vele da soli sembrerebbe un'impresa impossibile, ma c'e' chi ci riesce con la tecnica giusta).
I tre mastri sono fonte di ispirazione per la loro complicata struttura di corde, che osservavo da ogni prospettiva, dall'alto del pennacchio a trentacinque metri di altezza, dalla punta della prua, protesa a 9 metri sul mare oppure semplicemente sdraiata sul desco.
I ragazzi lavoravano duro e le ragazze non erano da meno, eppoi nei momenti di pausa si facevano i massaggi e si leggevano libri.
La cucina ovviamente era vegetariana ed un cuoco alcolizzato in astinenza ( sulla nave non si portano bevande alcoliche) col naso rotto a causa di una rissa in un bar con un altro componente dell'equipaggio...ma il mare li mette a posto tutti, belli e brutti.
Al ritorno, sono passata per Creuzberg, in Berlino, catapultata in un kebab e in un baklava palatale ed ho perso il volo per lisbona. In compenso ho conosciuto e vissuto una parte di berlino che me l'ha fatta profondamente amare. Penso che le citta' cambiano umore con le stagioni..A Lisbona ho incontrato delle amiche che avevano in prestito la minyvan rossa e cosi' mi han dato un passaggio a porto.
Cosi' si comincia veramente a lavorare sopra il progetto della nave
Quello che parte ad ottobre e va dall'inghilterra al portogallo attraversando un pezzo di oceano atlantico...tra artisti navigatori e ragazzi difficili...
